Bruno Rovesti 1907 – 1987

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Bruno Rovesti 1907 – 1987 2017-09-12T10:45:00+00:00

Bruno Rovesti (Gualtieri 1907-1987)

“Ecco il mio curriculum vitae “ Gualtieri 27/12/1976
“Il lavoro manuale è iniziato, per me, assai presto, a sei anni aiutavo i miei genitori nel lavori dei campi, e avevo cura del bestiame. Ricordo, in particolare, che quando mi apprestavo ad aggiogare i buoi o le mucche, siccome ero troppo piccolo e non arrivavo alle spalle della coppia da aggiogare, dovevo salire su qualche cosa, greppia o sgabello, per poter infilare il giogo. Sui carri caricavo fieno, covoni, erba, fascine ed altro.
Fino alla chiamata alle armi, per il servizio di leva, ho fatto l’agricoltore; dopo sono diventato un bracciante agricolo.
La mia vita è sempre stata una vita dura, misera. Fatica e stenti, sacrifici e difficoltà mi hanno sempre assillato. In seguito mi sono sposato e sono diventato padre di tre figli.
Nell’anno 1935 sono iniziati anche per me i richiami alle armi. Da allora ho viaggiato un po’ per l’Europa ed il Mondo, dalla Spagna, dove sono rimasto ferito, all’Albania, dal fronte occidentale a quello greco-albanese. Dopo i noti eventi bellici del settembre 1943 – ero in convalescenza – sono stato posto finalmente in congedo. Alla guerra ho partecipato su tutti i fronti : Abissinia, Spagna, isola di Malta, Albania, Francia, Egitto, Grecia e Iugoslavia. Prigioniero di guerra sono riuscito a fuggire.
Nel 1947 ero ricoverato nell’ospedale di Castenuovo Monti (RE), per cure, non sapendo cosa fare ho avuto la prima idea di dipingere. Nel 1948, mentre ero sempre in quell’ospedale per curare una ferita di guerra ho cominciato a pitturare, numerosi bozzetti a colori ornavano così la mia abitazione. Fu appunto osservando quei lavoretti, che la Signora Mazzacurati esclamò ; “ Ho visto che dipinge dei bei quadretti, infomerò mio figlio. Sono certa che potrà aiutarla “. Dopo alcuni giorni lo scultore, professore e critico d’arte Renato Mazzacurati, esaminando i miei lavori, disse :” Belli, carini e interessanti, caratteristici, a parte il resto, c’è originalità. Per me sono interessantissimi e credo lo siano anche per gli appassionati. Farai incontro”.Da allora ho partecipato alle maggiori manifestazioni nazionali e internazionali, ottenendo riconoscimenti, premi e successi”

Rovesti all’Atelier , in “La Gazzetta di Parma” 29 dicembre 1949
“All’Atelier di Borgo Ronchini, cui si giunge svicolando appena da via Cavour verso la Steccata, s’è aperta una mostra del pittore popolare Bruno Rovesti . un uomo della Bassa Padana che ha lavorato la terra e ora, giunto ai quarant’anni, con pazienza e immaginazione copre le tele di colori e immagini. Sono paesi, giostre, pastorelli, piccioni, figure del mondo quotidiano sentite liricamente ed espresse con un candido ma sempre fresco e qualche volta sottile colorismo.Non c’è solo la grazia della prospettiva approsimativamente illusionistica, il divertimento favoloso dell’aneddoto; c’è in due o tre dei paesi una modulazione intima che va oltre il campo gustoso ma un po’ soffocante della pittura popolare. Quei salici che si specchiano, quel cielo grigiazzurro capovolto hanno un piccolo, ma autentico suono di poesia.”

La vicenda umana e artistica di Bruno Rovesti si lega a doppio filo sia con Gualtieri, paese dov’è nato e vissuto, sia con le vicende artistiche del pittore Antonio Ligabue, che conobbe e frequentò, benchè in certe sue prime dichiarazioni, successivamente da lui stesso confutate, lo ritenesse in un qualche modo suo ‘avversario’. Ricorda tuttavia Rovesti, che “Ligabue veniva in casa mia a prendere la polenta da mangiare, ci davo poco companatico perché ce n’era poco, però ci ho sempre dato qualche cosa, ci ho imprestato anche dei colori che gli ho regalato perché non li ho più visti. A ogni modo Ligabue […] era un grande artista, che ha sempre fatto cose molto belle. […] Ci hanno messo uno contro l’altro, è stata certa gente, gente analfabeta, che non sanno neanche cosa vuol dire un pennello […]. Io sono sempre stato uno che ha difeso Ligabue, anche quando gli tiravano della terra, gli tiravano dietro delle pietre, io questo non gliel’ho mai fatto, io gli ho voluto troppo bene a Ligabue […]”.